Macchine come escavatori e sollevatori telescopici, ognuna con un valore da 100mila e fino a 400mila euro, venivano prese a noleggio in ditte specializzate per lavori in realtà inesistenti, con l'unico obiettivo di esportarli illegalmente in Arabia Saudita e in Libia, tramite i porti di Ravenna e Civitavecchia. Dopo avere simulato l'utilizzo in qualche cantiere, la banda modificava in modo professionale targhe e numeri di telaio, poi ne denunciava il furto e li spediva all'estero. Era questo il modus operandi dell'organizzazione criminale smascherata dalla Polizia Stradale dell'Emilia-Romagna nell'operazione 'Benna', così chiamata perché la macchina dotata di pala per movimentare la terra era uno dei mezzi più richiesti dagli acquirenti, che di fatto li ordinavano e li avrebbero pagati circa un terzo del valore di mercato. L'indagine è nata a marzo 2025 da un'operazione della Polstrada di Ravenna, che aveva intercettato e sequestrato due macchine operatrici nel porto prima che venissero imbarcate su una nave diretta in Arabia Saudita, già munite di nuova identità falsa. Le successive indagini, con servizi di osservazione, pedinamento, analisi di tabulati telefonici e intercettazioni, hanno consentito di ricostruire l'intera filiera criminale. Gli indagati sono in tutto 17, otto dei quali ritenuti legati da vincolo associativo. Sei sono stati posti agli arresti domiciliari, ma uno di questi venerdì è stato portato in carcere dopo che era evaso. I reati contestati a vario titolo vanno dalla appropriazione indebita, al furto dalla ricettazione al riciclaggio, al falso documentale. I vertici gravitavano fra Bologna e Modena e si avvalevano di vari collaboratori, in regione ma anche a Reggio Emilia, Roma e a Chieti. Gli indagati sono tutti italiani, oltre a un cittadino di origine egiziana che avrebbe tenuto i contatti con gli acquirenti all'estero.