Una carcassa di cinghiale trovata da un escursionista lungo un sentiero, nei pressi del lago Scaffaiolo (territorio modenese) e a circa tre chilometri dal Parco regionale del Corno alle Scale, è risultata positiva alla Peste suina africana. Il dato, non ancora ufficializzato sul sito del ministero, è stato confermato informalmente da Polizia locale, Ausl e Regione Emilia-Romagna. La prossimità del ritrovamento al confine bolognese comporterà l'inserimento di diverse località del nostro Appennino nelle cosiddette 'zone di restrizione': Lizzano in Belvedere e Alto Reno Terme in zona II (cioè con misure più stringenti), Gaggio Montano, Castel di Casio, Camugnano e Castiglione dei Pepoli in zona I. La malattia non è nociva per l'uomo, ma il suo arrivo nel territorio del parco avrà inevitabilmente qualche conseguenza. L'impatto maggiore -viene spiegato- riguarderà caccia e commercializzazione del cinghiale, mentre turismo e agricoltura ne risentiranno solo marginalmente. Nessuna particolare criticità viene segnalata negli allevamenti suinicoli dell'area, già svuotati in via precauzionale dall'Ausl. La Città metropolitana ha annunciato il rafforzamento degli abbattimenti in controllo e l'attivazione di siti per lo stoccaggio delle carcasse e il deposito dei capi abbattuti, oltre all'acquisto – con fondi regionali – di mezzi per il trasporto in sicurezza, gabbie-trappola e visori termici per le battute notturne. La segnalazione dell'arrivo della peste suina in Appennino viene rilanciata anche dal Cai di Bologna, il club alpino, assieme ad una serie di raccomandazioni per gli escursionisti che in questi mesi estivi frequentano la zona del Corno. Ad esempio, "quando rientri da una passeggiata in un'area che potrebbe essere contaminata, cambiati le scarpe e riponile in un sacchetto prima di pulirle, lava i vestiti e attrezzature (gomme biciclette e altro)". Chi trova carcasse di cinghiali o resti ossei nei boschi non li deve toccare ma segnalare al più presto al numero unico regionale. E infine: "evitare di abbandonare rifiuti alimentari nell'ambiente perché possono trasmettere la malattia agli animali sensibili.