La Procura di Bologna ha aperto ufficialmente un fascicolo con 12 indagati per gli scontri tra manifestanti e forze dell'ordine che la sera del 20 luglio hanno devastato il centro della città, durante l'iniziativa che era nata come protesta per la morte di Abderrahim Fakir, avvenuta il giorno prima al Pilastro durante un fermo della polizia. L'indagine è affidata al pm Stefano Dambruoso e gli indagati sono accusati, a vario titolo, di resistenza a pubblico ufficiale, travisamento e danneggiamento. Tra questi c'è anche il 20enne che venne arrestato durante i disordini e poi rimesso in libertà il giorno successivo con un divieto di dimora a Bologna. Per lui il processo comincerà il 9 settembre. Intanto, in risposta alla richiesta di affidare le indagini sulla morte di Fakir ad un altro corpo investigativo, diverso dalla polizia, arrivata dal legale dei familiari di Fakir, la Procura fa sapere che "la garanzia migliore per la terzietà e la distanza tra i fatti e chi indaga è il coordinamento dei Pm" che sono appunto "garanzia di terzietà delle indagini, seguite da un pool di magistrati”. Magistrati che, a quanto si apprende, in questi giorni stanno sentendo in prima persona gran parte dei testimoni per ricostruire quanto è successo al Pilastro. Inoltre, considerando la mole di video che hanno ripreso gli ultimi minuti della vita di Fakir, per i pm è molto importante anche analizzare i filmati per avere una ricostruzione attendibile e cronologicamente logica di queste immagini, sulla base della quale poi verificare se ci sono aspetti da approfondire. Nelle prossime ore, infine, è previsto un altro tassello importante nelle indagini, con l'accertamento irripetibile sul cellulare del 42enne: una consulenza tecnica, per sbloccare il telefono e recuperare i dati, che sarà affidata all'ingegnere informatico Giuseppe Ferraro.