Difende un amico da un’aggressione omofoba e viene presa a pugni

Un amico, con cui stava rientrando a casa su un bus notturno dopo la serata di lavoro in un bar, è stato preso di mira da un gruppo di ragazzini con frasi e insulti omofobi. Quando lei è intervenuta per difenderlo, uno di loro l'ha colpita con un pugno in faccia che le fratturato il naso. L'episodio è avvenuto nella notte fra venerdì e sabato scorsi in zona Saragozza, a Bologna, ed è stato raccontato a E'tv dai due giovani che hanno subìto l'aggressione, entrambi sui 30 anni. “Gli ho solo detto: Vedi che chiamo tua mamma così ti sculaccia, perché erano obiettivamente dei ragazzini. Lui non aspettava altro che una sorta di provocazione e da lì mi è arrivato il cazzotto” spiega Luigia, che l'indomani è andata al pronto soccorso e ricevuto 20 giorni di prognosi. “Ma non voglio che l'attenzione vada solo sul pugno, perchè il problema in realtà sta alla base -ha aggiunto- al fatto che con questa arroganza, con questa prepotenza certe persone continuano a pensare di poter fare quello che vogliono con la vita degli altri, con la personalità degli altri. Quello è il vero problema, non è tanto il cazzotto in faccia.” Romeo, l'amico bersaglio degli insulti omofobi, descrive il gruppo come 'classici maranza', una decina, vestiti di nero, canotta e pantaloncino corto, tutti con lo stesso taglio. “Hanno iniziato chiedendomi: Che razza sei, che razza sei? Io ho fatto il finto tonto e ho risposto: Sono italiano, perché? Ma avevo capito benissimo dove volevano arrivare -prosegue- forse pensavano fossi una ragazza trans perché mi dicevano: Se hai il capello lungo e lo smalto, perché hai la barba? Quindi sono arrivati i 'fr… di m a me, pu… a lei, le classiche cose proprio da farsi grossi.” Secondo Romeo, “erano saliti chiaramente con l'intento di fare del casino, e se non fossimo stati noi sarebbe stato qualcun altro per un'altra ragione. Nelle famiglie non c'è non c'è controllo di questi ragazzini e questo è quello che succede. Questa roba non va bene, perché non è normale che delle persone non possano tornare a casa da lavoro in tranquillità, è veramente orribile e noi ci sentiamo in pericolo tutti i giorni.” Dopo il cazzotto sul naso, che ha fatto perdere molto sangue a Luigia, sono intervenuti i carabinieri, che hanno avviato le indagini per cercare di identificare il gruppetto. I due amici raccontano inoltre che a bordo del bus nessuno è intervenuto il loro aiuto, tranne una ragazza che era da sola e un ragazzo che ha dato i documenti per testimoniare in caso di bisogno. “Gli uomini adulti presenti stavano al telefono e hanno completamente ignorato la situazione.”