Aggredita da una paziente durante il trasporto in ambulanza all'ospedale Maggiore. E' la brutta esperienza vissuta domenica scorsa a Zola Predosa da una infermiera del 118 di 35 anni, che ha riportato una prognosi di nove giorni. A rendere noto l'episodio il sindacato delle professioni infermieristiche Nursind, che ricostruisce l'accaduto. La segnalazione al 112 riferiva di una donna in stato di agitazione: sul posto i Carabinieri, che l'hanno ammanettata "per evitare – si legge nella nota del Nursid – che potesse compiere atti autolesionistici, in quanto in apparente stato etilico e sotto effetto di sostanze stupefacenti. Sono arrivate anche un'automedica e un'ambulanza: la paziente è salita sul secondo mezzo". A bordo la donna ha cercato di togliersi le manette e di divincolarsi dal sedile al quale era legata, per poi aggredire l'infermiera che era di fronte a lei, strappandole ciocche di capelli e facendole sbattere la testa contro le pareti dell'ambulanza. L'autista si è fermato in strada per aiutare la collega: la donna è stata sedata dal medico e poi accompagnata al Maggiore. "Non ho paura di tornare al lavoro – spiega l'infermiera che ha scelto di restare anonima – ma in quel momento ho avuto paura di morire". I carabinieri, che secondo i protocolli del 118 non possono salire a bordo dell'ambulanza durante il trasporto, "non potevano fare di più, le regole sono chiare – aggiunge l'infermiera – l'unica soluzione è avere tre persone in ambulanza". Per il Nursind "ci sono diverse strategie da mettere in campo: bodycam per gli operatori, sistemi di allarme rapido, mappatura preventiva del rischio, alleanza con le forze dell'ordine e con i cittadini. Infine, ma non per importanza, la formazione".
Infermiera aggredita in ambulanza da una paziente. “Ho avuto paura di morire”
La denuncia dal sindacato Nursind: "Servono strategie"