Operatore socio-sanitario molesta due pazienti, indagato per violenza sessuale e già sospeso

Operatore socio-sanitario molesta due pazienti, indagato per violenza sessuale e già sospeso

Un operatore socio-sanitario di 46 anni è indagato dalla polizia a Bologna per violenza sessuale perché, secondo le ipotesi di accusa ancora nella fase delle indagini preliminari, in due circostanze avrebbe molestato due giovani degenti, approfittando del loro stato di vulnerabilità perché ricoverate in ospedale. A carico dell’uomo, finora incensurato e a piede libero, la Polizia ha eseguito la misura cautelare interdittiva della sospensione dal pubblico ufficio. I fatti sono avvenuti nel 2025 in due strutture: il Maggiore di Bologna e l’ospedale di San Giovanni in Persiceto. Il primo episodio ha visto come vittima una ragazza di 22 anni che a marzo dell’anno scorso era ricoverata in urologia al Maggiore. Avrebbe subito pesanti molestie da parte dell’operatore: nella denuncia si parla di un massaggio finito nelle parti intime e un tentativo di baciarla. L’immediata denuncia della paziente ha fatto scattare l’indagine e l’uomo venne inizialmente messo in ferie, poi trasferito. Qualche mese dopo è arrivata una seconda denuncia a carico dello stesso operatore sanitario, questa volta dai familiari di un’altra paziente ricoverata all’ospedale di San Giovanni in Persiceto. L’inchiesta, tutt’ora in corso e condotta con il massimo riserbo per tutelare le vittime, è seguita dalla squadra Mobile di Bologna e dal Commissariato di Persiceto. A quanto risulta, la misura interdittiva di sospensione per il 46enne indagato ha la durata di un anno, sempre che nel frattempo non vengano emessi a suo carico altro provvedimenti.

“L’Azienda Usl di Bologna esprime la massima vicinanza e solidarietà alle persone coinvolte” nella vicenda che vede un operatore socio-sanitario indagato per violenza sessuale, con l’ipotesi d’accusa di avere molestato due pazienti. L’azienda ribadisce di aver agito fin da subito a seguito della prima segnalazione, attivando le verifiche interne e garantendo la piena collaborazione con l’autorità giudiziaria in tutte le fasi del procedimento. “Se confermati, i fatti contestati sarebbero di una gravità assoluta e inaccettabile – prosegue la nota di Ausl – incompatibili con il ruolo svolto e con i principi fondamentali del servizio sanitario pubblico”. Proprio per questo, l’Azienda Usl bolognese sottolinea con fermezza che comportamenti di questa natura comportano conseguenze altrettanto gravi e irrevocabili sul piano professionale.