Il Consiglio dei Ministri ha dunque impugnato la legge dell'Emilia Romagna sul suicidio medicalmente assistito e si tratta di uno scontro politico-istituzionale di assoluto rilievo. Anche perché è la prima volta nonostante da Roma ammettano la possibilità regionale di legiferare sul delicatissimo tema. Il CdM eccepisce su più d'un argomento: ovvero la normativa di de Pascale e soci sarebbe in contrasto con alcuni articoli dell'ordinamento civile e penale nonché col comma della Costituzione che attiene la tutela della salute pubblica. Dunque secondo il Governo la legge emiliano-romagnola invaderebbe in più d'una occasione linee di pertinenza dello Stato. E nonostante gli ulteriori 40 milioni fatti arrivare per migliorare la rete delle cure palliative, sempre secondo il Consiglio dei Ministri, l'Emilia Romagna, non garantirebbe un profilo qualitativo idoneo alla predetta legge regionale. Non si è fatta attendere la risposta del Governatore Michele de Pascale che da una parte rivendica l'eccellenza della qualità delle cure palliative locali, dall'altra eccepisce come le puntualizzazioni dalla capitale non andrebbero affatto ad intaccare la bontà, vera o presunta, della legge regionale approvata lo scorso luglio. Insomma, secondo de Pascale, potrebbe trattarsi di una manovra pre-elettorale. Chi avrà avuto ragione tra gli eterni rivali a questo punto sarà la Corte Costituzionale a deciderlo.
Legge fine vita: scontro istituzionale senza precedenti
Il Consiglio dei Ministri impugna la legge dell'Emilia Romagna: dalla Regione promettono battaglia