Un messaggio per l'aldilà dal più alto esponente spirituale bolognese a chi ha cantato per una vita l'aldiqua ma con parole non solo terrene e gaudenti bensì anche assai profonde e metafisiche. Un dialogo a distanza siderale, forse multidimensionale per chi ci crede, tra il cardinal Matteo Zuppi, massimo rappresentante dei Vescovi italiani ed il suo amico carissimo Francesco Guccini, che si definiva agnostico possibilista e che forse aveva simpatie anarchiche. Culturalmente molto lontani dunque, almeno in apparenza, ma umanamente molto vicini come si capisce dalle foto assieme nel famoso viaggio ad Auschwitz. Nel suo ultimo saluto a Francesco, nelle esequie private di Pavana, don Matteo ha fatto sapere che Guccini aveva richiesto la sua presenza in caso fosse lui il primo ad attraversare il bardo supremo. E che, in caso contrario, lo stesso Guccini avrebbe presenziato seppur in Chiesa alle eventuali esequie premature dell'amico prete. Citando la Canzone dei dodici mei, Zuppi ha ricordato come Guccini avesse intuito la pienezza della luce nella bellezza struggente ed infinita della vita. Ed ha cercato, rivolto al suo amico, con le spoglie mortali chiuse in un feretro ma con l'anima chissà in quale cielo, di colmare le apparenti distanze. “Anche il Signore – ha detto Zuppi – non sopportava i dogmi e i pregiudizi, i rampanti e i furbi, i prepotenti e i re, i militanti severi, la gente vuota, i preti che non sanno guardarsi nel cuore e i materialisti col chiodo fisso che Dio è morto. Ma anche i giacobini visionari e i martiri dell'odio e del terrore. Guccini poeta, umile montanaro e cercatore di domande, che si arrovella nel mistero della storia e del tempo, “che aveva i bagagli già pronti da tempo”. Dopo tante domande, Guccini da oggi probabilmente ha una risposta, già tratteggiata nella ricerca della luce e nello stupore per l'umanità. “Vogliamo ricordarti com'eri, pensare che ancora vivi”, ha concluso l'alto prelato bolognese. “Voglio pensare che ancora mi ascolti. Che come allora sorridi”. La risposta di Zuppi all'amico agnostico che non c'è più è quel Dio d'amore senza il Quale non siamo e che oggi Si rivela nel Suo Mistero
L’addio del credente all’amico agnostico
Il cardinal Zuppi sul feretro di Guccini: dopo tante domande, caro Francesco, ora hai una risposta