Durante la sfilata dei carri di Carnevale che si svolse in via Indipendenza a Bologna il 5 marzo 2019, quando morì il piccolo Gianlorenzo, "nessuno dei volontari della Curia era intorno al carro, mentre avrebbero dovuto essercene quattro, uno per ogni angolo". Questa “concreta misura antinfortunistica", secondo il giudice del Tribunale bolognese Filippo Ricci, "avrebbe evitato con alta probabilità" quello che accadde a Gianlorenzo Manchisi, il bambino di due anni e mezzo che quel giorno cadde da uno dei carri e fu travolto dal mezzo, morendo il giorno dopo. Queste considerazioni sono contenute nelle motivazioni della sentenza con cui, lo scorso 12 dicembre, il giudice ha condannato a un anno e quattro mesi per omicidio colposo -il doppio degli otto mesi che aveva chiesto la Procura- gli organizzatori della manifestazione Paolo Castaldini e Marco Baroncini. Nello stesso processo erano imputati per lo stesso reato, e sono stati assolti, anche la madre di Gianlorenzo Siriana Natali, che era sul carro assieme al figlio al momento dell'incidente e per la quale era stata chiesta una condanna a quattro mesi, e il collaudatore del carro Marco Pasquini, per il quale la Procura aveva chiesto una condanna a otto mesi. Un quinto imputato, l'allestitore del carro Paolo Canellini, nel 2022 era stato condannato in abbreviato a un anno e mezzo, sempre per omicidio colposo.
In sostanza, con una vigilanza più capillare e disposta meglio -questa è la convinzione del giudice- se il bambino fosse caduto come, in effetti, è avvenuto, "sarebbe precipitato ai piedi di un volontario e costui, per tirarlo via da sotto il carro prima che le ruote lo sormontassero, avrebbe avuto più tempo dell'impreparato spettatore che, partendo da sotto il portico di via Indipendenza e facendosi largo tra la folla, quasi riusciva nel miracolo di salvare la vita di Gianlorenzo". Quasi, appunto. Data la situazione, dunque, il giudice ha ritenuto di condannare per omicidio colposto Castaldini e Baroncini, che dovranno anche risarcire i familiari del bambino. Ad entrambi, però, sono state concesse le attenuanti generiche, non solo "per l'incensuratezza ed il contegno processuale, ma perchè il 'lassismo generalizzato' -si legge nelle motivazioni- va bilanciato con il rimarchevole valore sociale delle due personalità, dedite alla comunità e ai suoi bisogni". Infatti, rimarca il giudice, "non si parla qui di business, ma di una manifestazione tradizionale e no profit”. La mamma del piccolo Gianlorenzo, conclude il giudice, deve essere assolta "non perché estranea al fatto, ma perché inevitabilmente era ignara del pericolo che si nascondeva sotto la pedana allegorica, e cioè dove fossero posizionate le ruote che avrebbero schiacciato Gianlorenzo".