Per la Corte di Assise di Bologna la strage alla stazione “fu un atto politico eversivo”

Per la Corte di Assise di Bologna la strage alla stazione “fu un atto politico eversivo”

Per la Corte d’assise d’appello nella sentenza di conferma dell’ergastolo per l’ex Nar Gilberto Cavallini per la strage di Bologna: “non vi è dubbio, anche solo per quanto motivato, per le modalità (para)militari con cui agivano e le dotazioni di eguale natura che si erano procurati, che il fine che muoveva i Nar era strettamente politico eversivo ed aveva come mira le strutture dello Stato democratico e la radicale distruzione della società; era quindi una strategia di radicale destabilizzazione del ‘sistema’. In altri termini ricorre il dolo specifico richiesto dal reato di cui all’articolo 285 cp. Ancorché manchino prove di passaggi diretti relativi alla datazione di somme di denaro a chi fu esecutore della strage in base alla documentazione acquisita ed agli accertamenti che è stato possibile fare, può ritenersi che il Gelli, tramite i Servizi da lui dipendenti e che a lui rispondevano, finanziò e attuò la strage, servendosi come esecutori di esponenti della destra eversiva (Nar, esponenti di Tp e per quanto da ultimo accertato dalla Corte d’Assise di Bologna, anche Avanguardia Nazionale)”. A maggior ragione, quindi, “va riconosciuta la ricorrenza della matrice politica della strage e quindi conseguentemente la ricorrenza del reato, così come contestato”

Nuovo capitolo giudiziario legato alla strage alla Stazione del 2 agosto 1980