L'ispezione è partita da una richiesta di verifiche da parte dell’amministrazione comunale di Castello d’Argile, insospettita da una produzione anomala di rifiuti e dalla presenza di persone sconosciute al territorio. Così è scattato il blitz che ha portato alla sospensione dell'attività di un laboratorio di confezione di abbigliamento dove tutti e 12 i lavoratori presenti, cittadini cinesi, erano 'in nero'. Il Comune aveva chiesto alla Polizia Locale e ai propri uffici di approfondire la situazione e da lì l’indagine si è allargata, con un controllo congiunto dei funzionari dell’Ispettorato del Lavoro, dei Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro, della Polizia Locale dell’Unione Reno Galliera e dei Carabinieri di Castello d’Argile. Nessuno dei 12 addetti trovati alle macchine da cucire e al taglio delle stoffe risultava regolarmente assunto, cinque non avevano un titolo di soggiorno che consentisse di lavorare, uno era anche privo di documenti. Al titolare dell'azienda, a sua volta cittadino cinese, sono state contestate una lunga serie di violazioni ed è scattata una denuncia per impiego di lavoratori irregolari. Con il 100% del personale in nero, ben oltre il limite del 10% previsto dalla normativa, è scattata la sospensione immediata dell’attività: per riaprire dovrà adempiere alle prescrizioni, regolarizzare i lavoratori assumibili e pagare le sanzioni. L’ufficio tecnico comunale ha inoltre emesso un’ordinanza di rimessa in regola per numerosi abusi edilizi riscontrati. Il sindaco di Castello d'Argile Alessandro Erriquez ha espresso soddisfazione: “L’allargamento dell’inchiesta e l’ottimo risultato raggiunto -ha detto- rappresentano la prova eclatante di quanto sia importante e risolutiva la collaborazione tra istituzioni”.