Più che sbarco dei mille, lo potremmo definire lo sballo dei mille. Dal numero delle persone, circa circorum, presenti a Casalfiumanese al Sigfrido Ranucci-show tutto improntato sulla resistenza-resilienza. A chi? Al complotto pluto-giudaico-massonico si sarebbe detto una volta, poteri forti si declina oggi, con supervisione nazifascista o poco ci manca. Ranucci si presenta come l’incarnazione stessa di una metafora antropomorfa della lotta del giornalismo libero contro una presunta dittatura mediatica volta a mettere a tacere con le buone o le cattive le voci indipendenti, a partire dalla sua. Ad esempio, sotto la gigantografia di un Vespa quasi mefistofelico con ghigno andreottiano, Ranucci spara la sua versione sull’attentato in America del 2001, su cui naturalmente, a differenza di lui, noi ancora non sappiamo mezza verità. La quale risiederebbe tutta in accordi sottobanco orditi dallo Zio Sam. Una giusta dose di delirio e deliquio, con Ranucci che si dichiara ad un passo dal martirio per un mondo migliore. La cronaca e i contenuti dell’inchiesta sul suo attentato e che, è giusto ricordarlo lo vedono ancora come parte lesa, raccontano un’altra storia più terra a terra. Di come cioè l’attentato sia stato tramato dal suo amico Valter Lavitola che aveva in mente per lui un’imminente carriera politica. Ranucci smentisce la sua prossima discesa nell’agone ed in effetti l’atmosfera ai suoi spettacoli trascende quella di una laica formazione partitica ed assomiglia di più a quella di un cenacolo metafisico di stampo orwelliano-apocalittico il cui verbo sono complottismo e dietrologia.
La saga norrena di Sigfrido (Ranucci), eroe della mitologia complottardo-orwelliana
I Nibelunghi fanno un baffo all'ex conduttore di Reporter che manda in deliquio i mille fan di Casalfiumanese