Un video girato da un cittadino mostra il primo dei due incendi dolosi che lo scorso ottobre hanno messo in allarme la comunità di Granarolo Emilia: le fiamme bruciarono diverse auto in via della Solidarietà e furono seguite, una settimana dopo, da un altro incendio appiccato a una vettura parcheggiata in un garage, che era stato forzato. Non si trattava di atti vandalici fini a stessi ma, come hanno scoperto i carabinieri del Nucleo Operativo Radiomobile della compagnia di San Lazzaro (competenti su quel territorio), di ritorsioni fra colleghi di lavoro, per una mancata promozione. Sia la vittima che i presunti mandanti di quegli incendi risultano infatti lavorare come dirigenti per RFI, società capofila delle Ferrovie Italiane. Ieri mattina i carabinieri hanno eseguito un’ordinanza del Giudice che dispone la custodia cautelare agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, nei confronti di tre persone: i due dirigenti e un loro complice, l'unico dei tre che aveva precedenti e che -sempre secondo la ricostruzine dei carabinieri- sarebbe stato assoldato per dare fuoco alla macchina del collega, anche lui dirigente di RFI, accusato di avere intralciato l’avanzamento di carriera di uno di loro, il più giovane, mettendo in giro voci negative sul suo conto. A incastrare il terzetto sono state le indagini portate avanti dall'Arma, anche avvalendosi di filmati di videosorveglianza di Granarolo. Nel primo incendio, il 9 ottobre, il piromane era andato da solo ad appiccare le fiamme, come mostrano alcuni fotogrammi finiti agli atti dell'indagine. Quella notte era stata danneggiata per errore l’auto della moglie del bersaglio, oltre a quelle di altri condomini. C'era così stato il secondo raid, il 17 ottobre, quando era stato preso di mira direttamente il garage della vittima. In quell'occasione sarebbe stato presente anche uno dei due mandanti: un'imprudenza che si è rivelata utile ai carabinieri, che hanno anche identificato l'auto sulla quale il piromane si era allontanato. Questi episodi avevano causato molta preoccupazione non solo per la sicurezza pubblica, ma soprattutto nella famiglia del dirigente preso di mira, costretto a cambiare le abitudini di vita e a fare trasferire i propri parenti. I tre indagati rispondono dei reati di incendio aggravato e atti persecutori.
Incendi per ripicca a Granarolo, due indagati sono dipendenti Rfi