Nuova udienza stamattina in tribunale a Bologna del processo a Giampiero Gualandi, il 63enne ex comandante della Polizia Locale di Anzola Emilia accusato dell’omicidio volontario aggravato della collega Sofia Stefani, 33 anni, con cui aveva una relazione extraconiugale. Oggi ha testimoniato il comandante del nucleo investigativo dei carabinieri di Bologna, Claudio Gallù, che ha spiegato come nell’arma di Gualandi, dopo che è stato sparato il primo colpo alla vittima, era rimasto un secondo colpo. Una circostanza che può aver creato pericolo agli operatori intervenuti sulla scena dell’omicidio. “Era un’arma pronta a sparare -ha spiegato il colonnello Gallù- che fino a sera è rimasta carica, senza che Gualandi dicesse niente agli operatori”. Il carabiniere ha poi aggiunto che, nel corso del primo colloquio in carcere con la moglie, alla domanda di lei se le chat del telefono potessero danneggiarlo, Gualandi rispose che non sarebbe stato possibile recuperare sul suo telefono le chat cancellate con Sofia, perché whatsapp non concede i permessi. Le conversazioni, in realtà, sono state poi recuperate dal cellulare della vittima. Dallo scorso 3 luglio, Giampiero Gualandi dai domiciliari è tornato in carcere, dopo che la Cassazione ha confermato la decisione del Tribunale del Riesame.
Processo Gualandi: due colpi nell’arma dell’ex comandante della polizia locale di Anzola