Yaya morì al suo terzo giorno di lavoro, i familiari del 22enne saranno parte civile al processo

Yaya morì al suo terzo giorno di lavoro, i familiari del 22enne saranno parte civile al processo

Il Gup di Bologna Andrea Salvatore Romito ha ammesso come parti civili, al processo sulla morte di Yaya Yafa, il 22enne della Guinea Bissau che nell’ottobre 2021 morì schiacciato da un camion in manovra al suo terzo giorno di lavoro all’Interporto di Bologna, i familiari del giovane, i sindacati Si Cobas e Cgil di Bologna e l’Anmil (Associazione nazionale fra lavoratori mutilati e invalidi del lavoro). Ha invece rigettato la richiesta di costituzione di parte civile avanzata dalla Città metropolitana di Bologna.

L’udienza preliminare riprenderà il 7 maggio alle 10. La Pm bolognese Michela Guidi ha chiesto il rinvio a giudizio di otto persone per omicidio colposo. Si tratta -spiega l’agenzia Ansa- del responsabile delle operazioni hub Interporto di Bologna, blocco 13.4 di Sda, Antonino Tita, del presidente del cda e datore di lavoro di Yaya Yafa, Carlo Ludovici, del responsabile del magazzino e prepostoto per la Dedalog, Cristian Mancini, che lo gestisce in appalto da Sda, dell’ad e del datore di lavoro di Senner Italia – Andrea Monticelli e David Nothacker -, ditta che affidava a terzi vettori i servizi di trasporto, del legale rappresentante della Transporter Logistic, Mirko Melella, per cui lavoravano i due autisti, tra cui quello che guidava il tir che schiacciò la vittima, e degli stessi autisti, Danilo Giarracca e Cosimo Palombella. Imputata anche la Dedalog, cooperativa per la quale lavorava la vittima.