Zulfiqar Khan, Imam della moschea di via Jacopo di Paolo a Bologna, è stato portato in Questura per essere espulso dall’Italia. A darne notizia è il suo difensore Francesco Murru.
In una intervista rilasciata a E’tv lo scorso giugno, Zulfiqar Khan cercava di difendersi dalle accuse che da tempo gli venivano fatte per le sue posizioni estreme, in particolare contro Israele e il popolo ebraico. Accuse che ora sono riportate nero su bianco nel decreto di espulsione firmato dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che ha scritto che Zulfiqar Khan (nato 54 anni fa in Pakistan, in Italia da quasi 30, titolare di un permesso di soggiorno, revocato contestualmente all’espulsione) manifestava una visione integralista del concetto di jihad, un “crescente fanatismo ideologico” e una “propensione verso posizioni radicali”, connotate da un forte risentimento antioccidentale e antisemita e da una retorica omofoba e antifemminista. Quanto basta per ritenerlo socialmente pericoloso. In uno dei suoi sermoni, si legge ancora nel decreto di espulsione, ha esortato i fedeli musulmani a combattere la pretesa dello Stato di imporre il pagamento delle tasse, perché le risorse devono rimanere nella comunità musulmana. In un incontro in un centro a Bologna avrebbe definito l’omosessualità “una malattia da curare, per evitare conseguenze catastrofiche come l’estinzione stessa del genere umano”. Lo scorso giugno l’imam di Bologna Zulfiqar Khan aveva già fatto parlare di sé perché aveva denunciato per diffamazione il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alessandro Morelli e il console onorario di Israele Marco Carrai.
La sua espulsione, che dovrà essere convalidata in tribunale e può essere impugnata al Tar del Lazio, è fortemente criticata dal suo avvocato difensore Francesco Murru: “Spiace constatare -dice- che siamo tornati a uno stato di polizia e al perseguimento di presunti reati d’opinione. Dalla documentazione, infatti, si deduce che le motivazioni espresse dal ministro Matteo Piantedosi, sono totalmente generiche e prive di riscontri probatori. Per fortuna viviamo in uno Stato di diritto nel quale la magistratura dovrà valutare la fondatezza di questo provvedimento”. L’imam, sottolinea la sua difesa, “viene accusato di aver utilizzato parole discriminatorie nei confronti degli omosessuali e delle donne citando i libri sacri della Bibbia e del Corano. Niente di più di quanto illustri prelati ed esponenti cattolici hanno già fatto nelle loro omelie in ambito pubblico, ma non per questo vengono o sono stati espulsi dal nostro Paese”.
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