Un post pubblicato sulla pagina Facebook di un gruppo di quartiere scatena una nuova polemica attorno al cantiere del Museo dei Bambini al Pilastro, da settimane al centro di proteste fra comitati a favore e contrari al progetto. Nel post, la condivisione di un utente e successivamente rimosso, vengono in qualche modo paragonate le recinzioni del cantiere ai campi di concentramento nazisti: “Manca solo il cartello: Il Muba rende liberi” accostato alla frase ‘Arbei macht frei’.
L’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani), attraverso la presidente Anna Cocchi, condanna l’uso “strumentale, improprio e fuorviante” di immagini legate all’Olocausto, definendo il paragone offensivo e inaccettabile, oltre che dannoso per la stessa protesta. Anche l’ANED (Associazione ex Deportati) si indigna, chiedendo ai contestatori di prendere le distanze e sottolineando che non si può banalizzare la sofferenza delle vittime né trasformare il dibattito in un’offesa alla memoria storica.
Alla condanna si unisce Enrico Di Stasi, segretario provinciale del Pd di Bologna: “C’è un limite che non può essere superato, e quando lo si oltrepassa, non si sta facendo opposizione: si sta degradando il confronto democratico. L’utilizzo di immagini dei campi di concentramento nazisti per alimentare una polemica politica su una struttura dedicata alle bambine e ai bambini al Pilastro è un fatto grave e inaccettabile”.