Arriva il fine indagine, atto che solitamente precede la richiesta di rinvio a giudizio, per i 15 indagati nell’ambito dell’inchiesta ‘Villa Inferno’ dei carabinieri e della Procura di Bologna, che ruota attorno a un giro di festini a base di sesso e cocaina in cui è stata coinvolta una ragazza all’epoca dei fatti 17enne e che con la sua denuncia fece esplodere il caso. Nel settembre del 2020 l’inchiesta condotta dal pm Stefano Dambruoso portò ad un primo risultato operativo, con sette misure cautelari e nove indagati. Poi lo scorso gennaio i carabinieri, grazie agli elementi emersi negli interrogatori, come le parole di Luca Cavazza, ex candidato della Lega alle elezioni regionali in Emilia-Romagna, nonché ultrà virtussino, coinvolto nella prima tranche dell’indagine, sono risaliti agli spacciatori che rifornivano di cocaina le serate nel villino di provincia, a Pianoro, di proprietà di Davide Bacci, finito prima in carcere e poco dopo ai domiciliari a settembre dell’anno scorso. Gli indagati sono accusati a vario titolo di induzione alla prostituzione minorile, spaccio, tentata truffa aggravata e produzione di materiale pornografico per alcuni video con protagonista la ragazza allora 17enne, che giravano nelle chat WhatsApp degli indagati, ma non solo lì. Oltre a quest’ultima nell’inchiesta risultano persone offese altre tre giovani. Nel frattempo per il 26 aprile è fissato l’incidente probatorio davanti al Gip Letizio Magliaro, in forma protetta, per cristallizzare le parole della ragazza che fece scattare l’inchiesta.
‘Festini’ e cocaina, in 15 verso il processo