“Questa indagine conferma che in territori come l’Emilia-Romagna le mafie esistono, operano e lo fanno sotto traccia, senza rumore, attraverso boss che assumevano la funzione di manager assetati di investimenti”. Così il comandante della Guardia di Finanza dell’Emilia-Romagna, generale Ivano Maccani, ha descritto i contorni dell’operazione ‘Radici’, che oggi ha portato a eseguire 23 misure cautelari – 4 arresti in carcere, 3 ai domiciliari e 16 obblighi di dimora – per i reati di associazione a delinquere, trasferimento fraudolento di valori, autoriciclaggio, bancarotta fraudolenta, usura, lesioni personali e minacce. Gli indagati sono in totale 34. Tutto ruota attorno ad una serie di investimenti illeciti, soprattutto nelle province di Ravenna e Forlì Cesena, che hanno riguardato negozi, bar e società nel campo dell’edilizia, dell’industria dolciaria e soprattutto della ristorazione.
L’indagine della Guardia di Finanza di Bologna è infatti partita dalla segnalazione di investimenti anomali, proprio nel settore della ristorazione e del turismo, da parte del sindaco di Cesenatico, Matteo Gozzoli. I finanzieri, intercettando oltre 60 utenze telefoniche e analizzando circa 100 conto correnti, hanno ricostruito un “vorticoso giro” di aperture e chiusure di società che, formalmente interessate a prestanome, venivano utilizzate per riciclare il denaro sporco che arrivava dalla ‘casa madre’ in Calabria. Le cellule che agivano in Emilia-Romagna erano autonome, ma considerate vicine alle ‘ndrine dei ‘Piromalli’ di Gioia Tauro e dei ‘Mancuso’ di Limbadi. Tra le misure disposte dal gip di Bologna spicca la custodia cautelare in carcere per il 34enne Francesco Patamia, candidato alla Camera nelle ultime elezioni con la lista Noi moderati di Maurizio Lupi nel collegio di Piacenza. Secondo gli investigatori, sarebbe stato l’amministratore di fatto di una delle società coinvolte nell’inchiesta.
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