Ex agente di polizia come molti sei suoi complici, ma ritenuto un gregario della banda della Uno Bianca, Pietro Gugliotta si è impiccato nella sua casa a Colle d’Arba, in provincia di Pordenone. Aveva 65 anni. Il suicidio è avvenuto lo scorso dicembre ma la notizia, pubblicata oggi da ‘La Repubblica’ e dal ‘Corriere della Sera’, emerge solo ora, a pochi giorni dal clamore suscitato dall’intervista televisiva a ‘Belve Crime’ di Roberto Savi. Gugliotta era stato arrestato il 25 novembre 1994, quando era in servizio alla centrale operativa della questura di Bologna. Proprio lì aveva conosciuto quello che sarebbe diventato il capo della famigerata banda, Roberto Savi appunto. Gugliotta fu condannato a vent’anni per rapine nel Riminese e per il supporto logistico ai fratelli Savi, ma non per gli omicidi, ed era uscito dal carcere della Dozza nel luglio 2008 dopo quattordici anni. In seguito si era costruito una nuova vita in Friuli, dove viveva con la seconda moglie, lavorando in una cooperativa di reinserimento degli ex detenuti. Un anno fa era andato in pensione. A quanto pare, non avrebbe lasciato nessun biglietto per spiegare il gesto, né sarebbero emersi segnali che avrebbero lasciato presagire l’intenzione di togliersi la vita. A seguito della morte, nell’abitazione di Gugliotta era intervenuta la Polizia Scientifica. A quanto risulta, il 65enne sapeva della nuova indagine aperta dalla Procura di Bologna sui crimini della banda, che fece 24 morti e oltre 100 feriti, e aveva accennato alla possibilità di essere convocato dai magistrati, anche se fino a gennaio nessuna citazione formale era arrivata né a lui né al suo legale. Se Gugliotta avesse avuto qualcosa da dire, in particolare sui temi sollevati da Savi come gli ipotetici legami con i servizi segreti, non potrà più farlo.
Uno Bianca: morto suicida Pietro Gugliotta, gregario della banda