<p>Ride, cerca di prendere la parola, all'inizio dell'udienza, quando è ancora nella 'gabbia' di vetro, lo si sente dire "Mafia, mafia". Marin Jelènic, il 36enne croato imputato per l'omicidio del capotreno Alessandro Ambrosio (ucciso in stazione a Bologna il 5 gennaio scorso), è apparso agitato durante la seconda udienza del processo. "Stia zitto, altrimenti la faccio allontanare" ha replicato più volte il presidente della Corte d'Assise, Pasquale Liccardo. Ma l'imputato gli ha rivolto ancora la parola: "Mi hanno portato al carcere di Modena, la polizia mi ha portato via tutta la mia roba e questo è grave -ha detto, in un italiano stentato- Voglio sapere come la polizia mi ha identificato? Non ho documento." Jelenic ha revocato il mandato al suo avvocato di fiducia, Christian Di Nardo, oggi ancora presente in aula per ragioni procedurali, e ora è difeso da un legale d'ufficio, Marialuisa Marcuccio. Durante l'udienza, è emerso che il capotreno forse tentò di chiamare i soccorsi. Il primo agente della Polfer giunto sul posto, testimoniando, ha spiegato che "Ambrosio era riverso a terra, con accanto uno smartphone dove era stato digitato il numero 110'". È probabile che volesse chiamare il 112 o il 118 per chiedere aiuto. Mentre il testimone raccontava la scena, la fidanzata di Ambrosio, Francesca, seduta tra il pubblico, è scoppiata in lacrime. In aula sono stati proiettati i video delle telecamere di sorveglianza della stazione dove si vede camminare il capotreno, mentre si scambia messaggi al telefono con un collega, e poco dietro Jelenic, con in testa un cappello grigio e uno zaino verde, che lo segue. "Nelle immagini non si parlano mai e non si evince che si conoscessero", ha spiegato un altro poliziotto che ha testimoniato. Anche dall'analisi del telefono di Ambrosio è emerso che non c'era niente che potesse far pensare a un movente o a dissidi con qualcuno. Faceva una vita normale, con tante passioni, tra musica e uscite con amici e colleghi di Trenitalia. A carico di Jelenic c'era un ordine di allontanamento dall'Italia: avrebbe dovuto lasciare il Paese il 3 gennaio, due giorni prima dell'omicidio. Il processo riprenderà tra un mese, il 17 giugno.</p>