POLITICA AMBIENTALE

Ue, Cavedagna (FdI-ECR): “Sistema ETS va sospeso. Distrugge l’Europa e aumenta l’inquinamento globale”

L'eurodeputato chiede la sospensione e la revisione urgente del meccanismo UE sul pagamento delle quote di carbonio, evidenziando il pericolo di delocalizzazione e aumento dell'inquinamento globale

Ue, Cavedagna (FdI-ECR): “Sistema ETS va sospeso. Distrugge l’Europa e aumenta l’inquinamento globale”

Intervenendo nella giornata di martedì 2 giugno 2026 a Bruxelles, durante la sessione della commissione ENVI focalizzata sulle prestazioni attuali e sui percorsi futuri dell’EU ETS, l’eurodeputato di Fratelli d’Italia-Ecr ha espresso una netta posizione di condanna verso l’attuale impianto normativo europeo per il controllo delle emissioni. L’esponente politico ha chiesto formalmente l’immediata sospensione del sistema ETS e l’avvio di una rapida revisione del meccanismo, definendolo dannoso per il tessuto produttivo continentale.

L’impatto economico sulle imprese europee

Secondo l’analisi presentata dal parlamentare europeo, la struttura regolatoria introdotta due decenni fa ha generato forti scompensi per il comparto manifatturiere interno. “Come ripetiamo spesso, il mondo è uno solo. E questo vale anche dal punto di vista dell’inquinamento. Sono passati ormai vent’anni dall’introduzione del sistema ETS: un sistema che, in poche parole, impone alle imprese di pagare per poter emettere e produrre a livello industriale”, ha spiegato il rappresentante istituzionale. Questa configurazione, secondo la tesi di FdI, ha finito per penalizzare le strutture produttive locali, determinando crisi aziendali, chiusure e delocalizzazioni, oltre a una progressiva riduzione dei livelli occupazionali.

Il nodo della delocalizzazione globale

La critica si sposta poi sulle dinamiche macroeconomiche e sugli equilibri commerciali con i mercati esteri, con un focus preciso sui territori che beneficiano della perdita di competitività occidentale. L’eurodeputato ha sottolineato come il quadro attuale favorisca lo sviluppo di aree industriali concorrenti, parlando esplicitamente di un processo che va a vantaggio del Sud-est asiatico, India, Cina, Corea del Sud e non solo. Questo scenario viene descritto come il preludio della desertificazione economica della nostra Europa, spostando i centri della produzione industriale al di fuori dei confini comunitari.

Le ripercussioni sull’inquinamento globale

L’intervento ha messo in discussione l’efficacia ecologica della misura, sollevando un quesito diretto agli organismi tecnici dell’Unione Europea. “Una domanda ai membri della commissione ambiente in UE: avete mai studiato quanto costi all’ambiente la chiusura di un’industria europea e la sua riapertura nel Sud-est asiatico o in altri Paesi extraeuropei?”, ha incalzato l’esponente di Fratelli d’Italia. L’argomentazione evidenzia il paradosso di una politica che, nel tentativo di ridurre l’impronta carbonica locale, rischia di produrre l’effetto opposto su scala planetaria, poiché stiamo impoverendo l’Europa, ma rischiamo anche di inquinare di più a livello globale.

La richiesta di revisione a Bruxelles

La posizione conclusiva del parlamentare ribadisce la necessità di un cambio di rotta strategico che rimetta al centro la produzione continentale, considerata qualitativamente superiore sotto il profilo degli standard ecologici rispetto ai concorrenti extra-UE. “Meglio produrre in Europa inquinando meno che produrre altrove. Per questo chiediamo l’immediata sospensione del sistema ETS e una rapida revisione di questo meccanismo”, ha concluso il politico durante il dibattito in commissione, sollecitando un intervento normativo urgente da parte delle istituzioni di Bruxelles.