Parla il tassista che ha vinto il ricorso contro Città 30: “Non ho motivo per festeggiare, mi aspetto un confronto costruttivo”

Parla il tassista che ha vinto il ricorso contro Città 30: “Non ho motivo per festeggiare, mi aspetto un confronto costruttivo”

"Non trovo motivi per festeggiare, sono contento e soddisfatto comunque che il Tar abbia riconosciuto che vi erano fondati motivi per ricorrere contro un progetto di Città 30 troppo penalizzante per la mobilità di tutti i bolognesi." A dirlo è Andrea Cappelli, tassista bolognese del consorzio Cotabo. E' lui il firmatario del ricorso al Tar che ha portato allo stop del provvedimento Città 30. Inizialmente a portare avanti la battaglia legale c'era anche un collega, che poi si è chiamato fuori, mentre Andrea è andato avanti, fino alla sentenza che gli ha dato ragione. 

"Zone 30 ci sono sempre state, se ne potevano fare delle altre, ma la totalità dei 30 su tutte le strade del Comune era insostenibile -ha aggiunto- non si può guidare per ore guardando il contachilometri invece della strada. Molti incidenti spesso avvengono proprio per distrazione e questo sicuramente lo portava." Secondo il tassista, non è certo l'alta velocità a provocarli. "Abbiamo visto che gli ultimi due incidenti mortali in città -ha detto ancora Andrea Cappelli- sono stati causati da mezzi del Comune in manovra. Ci si augura ora un confronto costruttivo con il Comune per risolvere con il buon senso, che ci dovrebbe sempre essere in tutte le cose, questa questione."

Gli incidenti mortali a cui il tassista fa riferimento sono, probabilmente, quelli avvenuti a fine novembre in via dell'Arcoveggio, dove la ciclista 23enne Viola Mazzotti è stata investita e uccisa da un camion che stava lavorando nei cantieri del tram, e a novembre 2024 in via Toscana, dove il 64enne Antonio Cavallaro, anche lui in bici, venne travolto da un camion della raccolta rifiuti di Hera.