Tentò di uccidere un dirigente del quartiere S.Stefano, condannato a 14 anni

Tentò di uccidere un dirigente del quartiere S.Stefano, condannato a 14 anni

Paolo Tiralongo, 59 anni, è stato condannato in primo grado a una pena di 14 anni e un mese per il tentato omicidio di Domenico Pennizzotto, 64enne dirigente comunale dell’ufficio reti e lavoro di comunità del quartiere Santo Stefano, e in passato responsabile dei servizi sociali del Navile, dove incontrò per la prima volta il suo aggressore, nel 2017. Il 59enne accoltellò Pennizzotto il 2 agosto del 2024, al bar del circolo del Baraccano. Il processo si è svolto davanti al collegio di giudici presieduto da Fabio Cosentino. La Procura, con il pm Giampiero Nascimbeni, aveva chiesto una pena complessiva di dieci anni per il tentato omicidio e il porto abusivo di alcuni coltelli. Durante il processo una perizia psichiatrica chiesta dal difensore di Tiralongo, avvocato Federico Basile, ha stabilito la capacità dell’imputato di intendere e volere. L’aggressione, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, aveva radici lontane, quando Tiralongo venne dichiarato inidoneo a occuparsi dei figli minorenni: era il 2017 e quella relazione venne firmata da Domenico Pennizzotto. In base a quel documento, poi, il giudice della causa di divorzio tra Tiralongo e la moglie stabilì l’affidamento esclusivo dei figli alla madre. L’imputato ha anche dei precedenti, tra cui un altro tentato omicidio per un accoltellamento nel 2018.

Il 59enne avrebbe dunque continuato a covare rancori e risentimenti, fino a quando aspettò il dirigente comunale al bar del Baraccano, armato di coltello. L’arresto avvenne in flagranza da parte della squadra Mobile che gli trovò addosso altri due coltelli nascosti in una borsa, oltre a quello con lama da 20 centimetri sporco di sangue. Per salvare Pennizzotto, attinto da nove coltellate all’addome, i medici dovettero sottoporlo a diversi interventi chirurgici, seguiti da un lungo periodo in rianimazione. Il Comune di Bologna (rappresentato dall’avvocato Antonio Carastro) si era costituito parte civile ed oggi in aula era presente l’assessora alla Sicurezza, Matilde Madrid: all’Amministrazione è stato riconosciuto un risarcimento di 20mila euro. Mentre a Pennizzotto è stata riconosciuta una provvisionale di 80mila euro. “La mia vita è cambiata, una volta facevo le arrampicate, per me era lo sport della vita”, ha detto Pennizzotto, presente in aula, assistito dall’avvocata Chiara Rizzo. “Adesso lavoro in un altro ufficio in cui il Comune mi garantisce maggiore sicurezza”.

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