Omicidio Persiceto: una dozzina di coltelli a casa del 22enne arrestato

Omicidio Persiceto: una dozzina di coltelli a casa del 22enne arrestato

Sei pugnali, due coltelli, una spada e tre katane: è il piccolo 'arsenale' che i carabinieri hanno trovato a casa di Yuri Fantini, il 22enne fermato domenica sera per l'omicidio di San Giovanni in Persiceto e per il quale mercoledì il Gip ha convalidato l'arresto e disposto la custodia in carcere. Il giovane, operaio metalmeccanico incensurato che tutti descrivono come una persona tranquilla, è accusato di avere ucciso il 31enne Tariq Aziz, di origine pakistana, residente anche lui nella cittadina della 'bassa' bolognese dove era arrivato da ragazzino.

Un delitto che ha scosso Persiceto, avvenuto al culmine di una lite nel parco vicino al cimitero, cominciata perché il cagnolino del 22enne aveva fatto pipì vicino ad Aziz. Quest'ultimo, forse un po' alterato dall'alcol, aveva protestato con il proprietario il quale, secondo quanto ricostruito dai carabinieri, avrebbe reagito afferrando un coltellino e uccidendo l'avversario con un unico fendente, al cuore. Sembra che il ragazzo non avesse l'arma in tasca, ma sia andato a prenderla in macchina, anche se questi aspetti le verifiche sono ancora in corso. Di certo c'è invece il sequestro della decina di coltelli (fra pugnali e altre armi da taglio) che il 22enne aveva in casa. Oggetti che, a quanto pare, il ragazzo acquistava in fiere e mercatini e di cui faceva una sorta di collezione. Ovviamente, alla luce di quanto è successo domenica scorsa, tutto è stato posto sotto sequestro dai carabinieri, che svolgeranno ulteriori accertamenti.

Nell'udienza e nell'interrogatorio di garanzia, Fantini si è avvalso della facoltà di non rispondere, come già aveva fatto quando era stato sentito, subito dopo l'arresto, nella caserma dei carabinieri di San Giovanni. Per l'avvocato Simone Cantelli, che lo assiste, è presto per fare valutazioni sulle prossime mosse della difesa. 

Ieri, intanto, la salma della vittima è partita per il Pakistan in vista del funerale, che sarà celebrato nel suo paese di origine. Là vivono, oltre ai genitori, anche la moglie e la figlia di tre anni e mezzo. Tarik -ha raccontato a Repubblica un cugino che vive anche lui a San Giovanni- aveva già presentato i documenti per fare venire anche loro in Italia. Dal parente del 31enne sono arrivate anche parole di solidarietà alla famiglia del ragazzo accusato dell'omicidio: "E' stata sciagura per tutti, non serve alimentare il rancore -ha detto- serve solo silenzio".