Morì precipitando dall’ospedale Maggiore, striscione per Leonardo Riberti

Morì precipitando dall’ospedale Maggiore, striscione per Leonardo Riberti

Da oggi c’è uno striscione sulla torre dell’Orologio del Comune di Ferrara con la scritta “Giustizia per Leo”, Leonardo Riberti, morto a 21 anni il 21 giugno 2022 all’ospedale Maggiore di Bologna. Il giovane ferrarese era entrato nella struttura il giorno prima per essere curato e vigilato, e arrivava da un pronto soccorso psichiatrico: la sua fine è stata sul selciato dell’ospedale, dopo essere precipitato nel vuoto da circa 15 metri d’altezza da una finestra del reparto di otorinolaringoiatria. Il padre, Davide, sta lottando per fare chiarezza e ricostruire quanto avvenuto in quella circostanza.

“Il Comune di Ferrara, con un piccolo ma significativo gesto, intende continuare a essere vicino a Leonardo Riberti e alla sua famiglia, nella lotta per far emergere la verità su questo tragico evento”, commenta il sindaco Alan Fabbri. L’11 gennaio è fissata l’udienza per l’opposizione all’archiviazione rispetto alle possibili responsabilità nei confronti dei sanitari: il pm Luca Venturi, a luglio, aveva chiesto l’archiviazione per le posizioni del medico che quella sera era di turno nel reparto di Otorino e l’infermiera del reparto dove era ricoverato il giovane. I genitori, che non hanno mai creduto all’iniziale ipotesi del suicidio, tramite l’avvocato Fabio Anselmo, e la sorella della vittima, assistita dall’avvocata Silvia Galeone, si sono costituiti parte civile. Avevano depositato la denuncia contro i sanitari del Maggiore e l’opposizione all’archiviazione nei loro confronti. Il 19 gennaio è invece la data fissata per l’udienza preliminare per le repliche e la decisione del giudice se rinviare o meno a giudizio la responsabile del Servizio psichiatrico di diagnosi e cura dell’ospedale Sant’Anna di Cona, a Ferrara, che aveva in cura Riberti in precedenza (il suo legale Michele Ciaccia ne ha chiesto il proscioglimento). Nell’udienza preliminare del settembre scorso a Bologna il pm aveva chiesto il rinvio a giudizio per omicidio colposo della psichiatra dell’ospedale ferrarese perché, secondo l’accusa, non avrebbe fornito le informazioni e le avvertenze necessarie ai colleghi bolognesi sulle condizioni psichiatriche del ragazzo e l’eventualità che potesse attuare comportamenti pericolosi per la sua incolumità.