Un professore associato dell’università di Bologna è accusato di violenza sessuale aggravata e stalking nei confronti di un giovane ricercatore che lavorava nel suo stesso laboratorio. La Procura ha chiesto per il docente il giudizio immediato e il processo comincerà questa settimana.
Secondo quanto ricostruito, i fatti contestati sarebbero avvenuti tra il settembre 2022, ossia poco dopo che la vittima aveva ottenuto l’assegno di ricerca, e il dicembre 2023, per quanto riguarda le molestie sessuali e i palpeggiamenti. Lo stalking sarebbe invece proseguito fino al giugno 2024. E’ stato lo stesso ricercatore, un giovane sui 30 anni, a fare denuncia ai carabinieri dopo un paio d’anni dall’inizio dei fatti. Stando alle accuse, il professore avrebbe approfittato dei momenti in cui si trovava solo con il ricercatore nei laboratori di Scienze biologiche, in via Selmi: non si sarebbe limitato a fargli discorsi espliciti, anche con chiari riferimenti a rapporti sessuali, ma lo avrebbe anche molestato con insistenza. Tutto questo avrebbe provocato nel giovane un’angoscia tale da non potersi più recare al lavoro serenamente.
Dopo la denuncia, i carabinieri hanno avviato la procedura prevista dal ‘Codice rosso’ e nei confronti del professore è stata emessa la misura cautelare del divieto di avvicinamento al ricercatore, con tanto di braccialetto elettronico. L’Università è stata informata della vicenda e ora i due non lavorano più nello stesso ambiente, ma al momento nei confronti del professore non sono stati presi provvedimenti disciplinari.
L’Ateneo spiega di essersi fatto parte attiva, collaborando fin dal primo momento con le autorità competenti. “È nostro dovere attendere le valutazioni dell’autorità giudiziaria che nella sua ordinanza cautelare non ha impedito che il docente potesse continuare a prestare servizio -scrive l’Ateneo in una nota- per questo ogni valutazione in merito a eventuali misure disciplinari, al momento, è sospesa. Abbiamo piena fiducia nell’operato della magistratura.”
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