"Sfugge la logica complessiva, il fatto che certi crimini siano stati fatti solo per i soldi, come questo stesso avvenimento di oggi (l'uccisione di tre carabinieri, ndr) rende del tutto evidente, è impossibile. Perché tanto rischio per nessun bottino in tante occasioni?". A chiederselo è Alberto Capolungo, presidente dell'Associazione Familiari Vittime della Uno Bianca, a margine della commemorazione della strage del Pilastro. Questi dubbi, secondo Capolungo, valgono anche per altri episodi: "Come quello che ha riguardato la vicenda di mio padre, l'assalto all'armeria di Via Volturno", nel quale il 2 maggio 1991 la banda uccise Licia Ansaloni e Pietro Capolungo. "Non tutto è venuto a galla evidentemente – prosegue – mentre con le nuove indagini viene riconfermato che forse si poteva fare di meglio già al tempo". Capolungo ha evidenziato che l'Associazione Familiari Vittime non dimentica "i processi sbagliati a delinquenti che non erano però i Savi per gli assalti ai caselli, gli assalti alle Coop, mentre quelli che potevano essere dei possibili appigli già all'epoca sono stati evidentemente trascurati. Per questo ci fa piacere che siano state prorogate le indagini da parte della Procura". Capolungo ha anche condiviso un ricordo personale: "Ricordo i funerali dei tre carabinieri uccisi al Pilastro, io andai a quei funerali e mai avrei immaginato che questa vicenda mi avrebbe poi riguardato direttamente, pochi mesi dopo, con l'uccisione di mio padre".