Caso Vildoza, parla l’operatrice della Croce Rossa

Caso Vildoza, parla l’operatrice della Croce Rossa

"I fatti li abbiamo già ripetuti più volte, eravamo in servizio con l'ambulanza, io che sono volontaria della Croce rossa dal 2004, l'autista e altre due componenti abilitate: abbiamo rispettato tutti i protocolli, stavamo facendo il nostro lavoro, perché per noi la priorità è espletare i nostri servizi in sicurezza e portare aiuto alle persone. Quella sera, però, è finita che abbiamo dovuto interromperlo il nostro lavoro, per chiamare le forze dell'ordine e denunciare l'aggressione". Così, l'operatrice sanitaria della Croce rossa di Bologna ripercorre gli eventi di mercoledì sera, finita con l'arresto del giocatore della Virtus Luca Vildoza e di sua moglie Milica Tasic, entrambi poi rilasciati. "Avevamo appena imboccato via Calori dopo un intervento in centro", ha detto l'operatrice, "quando ci hanno battuto un servizio sul terminale di bordo e quindi abbiamo accostato mettendo le luci di crociera: poco dopo le 23 abbiamo sentito un clacson e poi abbiamo visto una macchina nera di grande cilindrata". A quel punto, prosegue, "abbiamo visto che la persona alla guida ci stava facendo un gestaccio: ho pensato a quanto siamo abituati, noi operatori sanitari, a lavorare in condizioni non belle, in cui le persone ci chiedono di spostarci anche mentre facciamo le rianimazioni". Pochi attimi dopo che la macchina ci ha superati, "siamo partiti in sirena, in direzione di una donna con un trauma cranico: abbiamo incontrato di nuovo la macchina davanti a noi, che ha iniziato a fare zigzag, facendo delle brusche frenate: il mio autista mi ha detto che, in base ai protocolli, non eravamo sicuri, rischiavamo di tamponare e allora in sicurezza ci siamo fermati, allo stesso modo anche l'auto nera si è fermata". Ho deciso di scendere verso lo sportello dell'autista, ha aggiunto l'operatrice, "per capire cosa stavano cercando di fare: hanno iniziato a parlare in spagnolo e in inglese, io non capivo, poi lui ha aperto la porta e mi ha afferrata al collo, poco dopo è scesa anche la donna, che mi ha preso per la coda tirandomi". Comunque, conclude, "ancora non riesco bene a capire che cosa e perché è successo tutto questo, posso solo dire di stare male, credo nel mio lavoro ed è la prima volta che mi succede una cosa simile, ma a diversi colleghi cose di questo tipo sono capitate tante volte". Solo alla fine di tutto, ammette l'operatrice, "ho capito che si trattava di un giocatore della Virtus: poco dopo l'aggressione si è infatti prima avvicinato un ragazzo in scooter che conosceva la coppia, e che è venuto da me e mi ha chiesto scusa, poi sono arrivate diverse persone con le sciarpe della squadra di basket che passavano". Intanto, l'avvocata che assiste l'operatrice, Alessia Cuppini, ha chiarito che "l'udienza potrebbe tenersi già oggi (sabato) oppure la prossima settimana". Si tratta di un'udienza tecnica per la verifica della sussistenza dei presupposti per l'arresto di mercoledì sera.

Attualmente sono in corso approfondite attività investigative per appurare quanto effettivamente accaduto ma, in ragione del decreto assunto nell'immediatezza dal Pubblico ministero" la Virtus Pallacanestro Bologna Spa, assistita dall'avvocato Mattia Grassani, ha espresso "estrema fiducia circa l'esito delle indagini difensive in corso di svolgimento che saranno, al più presto, poste al vaglio degli Organi competenti". Luca Vildoza e la moglie, lungo il tragitto in auto per rientrare alla propria abitazione dopo la gara casalinga disputata al PalaDozza, "ritenendosi vittime di altrui comportamenti illegittimi", hanno avuto un confronto con un operatore sanitario su un mezzo della Croce Rossa, che ha richiesto l'intervento di una volante della Polizia, "cui è seguita l'identificazione e l'applicazione delle misure di legge nei confronti dell'atleta e della consorte". In mattinata è stato notificato un decreto della Procura "di liberazione immediata, senza limitazioni", a firma del Pm Flavio Lazzarini, "ritenuta l'insussistenza di qualsivoglia esigenza restrittiva", con rinuncia al processo in direttissima.