Don Paolo Polizzi, 32 anni, è un giovane sacerdote salesiano di origine pugliese. A Bologna segue i ragazzi dell'Oratorio Sacro Cuore e della scuola media Beata Vergine di San Luca dove insegna, in via Jacopo della Quercia. Accanto alla fede e all'insegnamento, don Paolo ha un'altra passione: quella per la corsa, tanto che il prossimo primo marzo correrà nientemeno che la sua prima maratona, la Maratona di Bologna.
“Una passione cominciata un po' di anni fa mentre scrivevo la mia tesi di laurea, uno sfogo come per tanti e senza grandi conoscenze sulle tecniche, sulle scarpe, sull'alimentazione -racconta a E'tv- poi da due anni a questa parte ho cominciato a correre seriamente.”
Sulla scelta di affrontare, come prima gara, proprio una maratona con i suoi 42,195 km, Don Paolo ammette: “L'ho fatto un po' per ingenuità, correvo tanto e facevo allenamenti da 30 km, qualche amico più esperto di me mi ha detto che potevo già ambire alla maratona, e quindi ci provo".
Tra impegni religiosi e insegnamento, per un sacerdote non è facile trovare il tempo per gli allenamenti, fondamentali per arrivare a correre una maratona. “Come potete immaginare per la mia scelta di vita, i weekend sono belli impegnati durante l'anno e sono pochi quelli liberi da impegni -spiega- in quanto prete poi, la domenica è un giorno fondamentale, per cui cerco di trovare il tempo durante la settimana e, imprevisti permettendo, mi alleno quattro o cinque volte a settimana.”
Don Paolo è anche attivo sui social e sul suo profilo Instagram parla del 'desiderio di correre verso la meta, che è Cristo'. Alla domanda se ci sia qualcosa di spirituale nella corsa, risponde: “Sì, tantissimo, la corsa fa vedere che noi siamo spirito, anima e corpo, tre dimensioni. Chi corre sa che ci sono sfide mentali, il muro dei 30 km per esempio o il combattere la non voglia di andare ad allenarsi, ma anche sfide spirituali, perché ti metti in profondo contatto con te stesso, con la fede, con le preoccupazioni che anche per fede si hanno. Sì la corsa è qualcosa di profondamente spirituale, tanto che San Paolo utilizza spesso la metafora della corsa per parlare del cammino della fede.”
Al sarcerdote abbiamo chiesto cosa dicono i suoi ragazzi di questa passione per la corsa. “Mi sostengono e fanno il tifo, e anche i genitori dei miei allievi, alcuni sono runner come me, capiscono bene di che cosa si tratta.”
Cosa farà Don Paolo appena tagliato il traguardo dei 42 e rotti chilometri della maratona? “Credo che piangerò, cioè non lo comando io il pianto, ma penso che per una serie di cose, anche di fatiche, sarà così, piangerò e ringrazierò per questa tappa”.