I clienti ordinavano la droga a un unico numero centrale, e il "centralinista" inviava i pusher per la consegna in punti strategici: un parco in via del Lavoro, la zona Corticella, oppure le sponde del canale Navile. Proprio lungo il canale, nascosta nella fitta vegetazione, la banda aveva stabilito una sorta di quartier generale e il deposito della cocaina. A scoprire il sistema di spaccio è stata la polizia di Bologna, che al termine di un'indagine andata avanti diverse settimane ha smantellato una organizzazione criminale strutturata, capace di gestire centinaia di cessioni di cocaina all'anno. L'operazione, culminata a dicembre 2025, ha portato all'esecuzione di sette misure cautelari contro altrettanti pusher di origine marocchina, che si aggiungono ai tre vertici del sodalizio già arrestati a novembre. Determinante per le indagini della squadra Mobile è stata l'individuazione di un'utilitaria gialla, guidata da un giovane italiano che faceva da autista per il capobanda, per rifornire i vari spacciatori e poi raccogliere gli incassi a fine giornata. Gli ultimi sviluppi dell'operazione hanno permesso alla polizia di contestare al presunto capo dell’organizzazione ( rintracciato in provincia di Rovigo) al suo braccio destro e all’autista italiano il reato di associazione per delinquere finalizzata al traffico di droga. Per i due cittadini marocchini è scattata la misura cautelare in carcere, per l’italiano gli arresti domiciliari. Per i vari pusher al dettaglio, sette dei quali identificati grazie agli arresti in flagranza e grazie agli album mostrati agli acquirenti, l’Autorità Giudiziaria ha emessola misura cautelare del divieto di dimora nella città metropolitana di Bologna e, per uno dei soggetti, l’obbligo di firma.