La foto vincitrice di quest'anno, scattata da Samar Abu Elouf per il New York Times, ritrae Mahmoud Ajjour, un bimbo palestinese di 9 anni che ha perso entrambe le braccia in un attacco israeliano. Un'immagine potente, anche per il raggio di sole che illumina il protagonista, scattata in Qatar, dove il bambino era stato trasferito per le cure mediche. L'autrice è la prima fotografa palestinese e la sesta donna in assoluto a conquistare questo ambitissimo riconoscimento. Il suo è solo uno degli scatti esposti nella Galleria del Modernissimo (l'ex Sottopasso di Piazza Re Enzo), nella mostra dedicata all’ultima edizione del World Press Photo, il più prestigioso concorso di fotogiornalismo del mondo.
Le guerre che devastano tante parti del Mondo sono sempre protagoniste degli scatti più premiati, ma nel percorso espositivo c'è anche tanto altro: minoranze discriminate, dai curdi in Iran alle persone transessuali in molti paesi africani. E poi una foto emblematica del'attentato a Donald Trump in Pennsylvania, le proteste in Georgia, il surfista Gabriel Medina immortalato alle Olimpiadi di Parigi. In mostra c'è anche l'italiana Cinzia Canneri, che ha vinto un ricomoscimento documentando le vite di donne in fuga dal regime repressivo in Eritrea e dal conflitto in Etiopia.
A questa 68a edizione del World Press Photo, di cui a Bologna è in mostra fino al 30 novembre una selezione, hanno partecipato 3.778 fotografi di 141 paesi, per un totale di quasi 60mila fotografie.