I cittadini stranieri, per lo più provenienti da Marocco, Tunisia, Pakistan, Bangladesh e Sri Lanka, pagavano cifre tra i 3.000 e i 10.000 euro a persona o nucleo familiare per ottenere un nulla osta necessario a svolgere un lavoro stagionale sul territorio italiano. Una volta qui, scoprivano che il datore di lavoro non esisteva o non era consapevole di aver presentato richiesta per farlo lavorare. A scoprire la frode è stata la Polizia di Bologna, smascherando un'organizzazione criminale che avrebbe sfruttato illecitamente alcune criticità del 'Decreto Flussi' (risolte nel 2024), inviando alle Prefetture centinaia di domande fittizie di nulla osta per l'ingresso in Italia, ingannando sia i cittadini stranieri, sia lo Stato. L'operazione, coordinata dalla Procura di Bologna (Pm Tommaso Pierini e Flavio Lazzarini), ha portato all'emissione di 8 misure cautelari, mentre gli indagati sono 25, con accuse vanno dall'associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, alla truffa aggravata e al falso ideologico. In carcere è finito il presunto capobanda, un 51enne abruzzese. Tra i destinatari delle altre misure (arresti domiciliari o obblighi di firma) ci sono i due figli, una complice bolognese che si fingeva datrice di lavoro e un socio pugliese. Una delle misure, a carico di un cittadino tunisino, non è stata ancora eseguita perché l'uomo si trova all'estero.
Le indagini sono state avviate nel 2022 dopo una denuncia per truffa presentata da un datore di lavoro, che aveva incaricato un'agenzia multiservizi di Imola di gestire le pratiche per assumere lavoratori stagionali, pagando il servizio senza poi avere alcun riscontro. Da quella denuncia, gli investigatori hanno ricostruito la 'filiera' del business truffaldino che ruotava intorno all'agenzia, che operava come 'Caf' e, oltre a due sedi a Imola, ne aveva aperte altre due a Massalombarda (Ravenna) e ad Ancona. Il meccanismo criminale – spiega la Questura – permetteva di bypassare i controlli sui portali della pubblica amministrazione sfruttando la mole di pratiche in Prefetture ad alto carico (Bologna, Milano, Salerno e Foggia) e il meccanismo del 'silenzio assenso' previsto dalla normativa dell'epoca. Sono state individuate centinaia di domande presentate con documenti falsi, fogli in bianco, datori di lavoro fittizi o ignari. Tra gli indagati ci sono anche collaboratori, italiani e stranieri, che agivano come procacciatori di clienti o prestanome per ditte fittizie.