"Se nella civilissima e pluripremiata Bologna Città 30 si continua a morire mentre si cammina o si pedala, è evidente che ciò che si è fatto finora non basta. È tempo di passare dalle dichiarazioni ai fatti. È tempo di assumersi responsabilità politiche, tecniche e morali". Così, in una nota, l'associazione 'Salva i ciclisti Bologna' prende posizione alla luce della morte di Viola Mazzotti, giovane ciclista 23enne cervese, travolta da un camion su un attraversamento ciclabile nel capoluogo emiliano. "Queste morti – viene osservato – non sono 'incidenti', perché sono perfettamente evitabili: con una progettazione coraggiosa e al passo con le analoghe esperienze europee, con il ripristino dei controlli costanti della Polizia Locale, con comunicazione e formazione diffuse, con l'assunzione di responsabilità da parte di chi guida mezzi a motore sempre più grandi". Inoltre, prosegue 'Salva i cicilisti Bologna' "chiediamo di aprire una riflessione sul consentire la circolazione in città di mezzi di grandi dimensioni, soprattutto nelle fasce orarie più sensibili, e di definire tempi, orari e dotazioni di sicurezza degli stessi mezzi perché ciò avvenga in modo realmente sicuro. Che fine ha fatto la proposta di obbligare i mezzi pesanti ai sensori per gli angoli ciechi? Non è bastata la morte di Antonio Cavallaro in via Toscana, investito dal conducente di un furgone che svoltò a destra su via della Foscherara, tagliandogli la strada e investendolo? Quante altre persone dovranno morire prima che l'Amministrazione agisca per salvare vite?". Domani, conclude l'associazione, è previsto alle 18 un ritrovo in via dell'Arcoveggio angolo via De Giovanni, dove è avvenuto l'incidente mortale che ha coinvolto la giovane del Ravennate, "Per non restare sole e soli. Per ribadire, ancora più forte: basta morti in strada. Perché questa sia l'ultima bici bianca".