Giampaolo Amato resta in carcere, la Corte d’Assise di Bologna, così come aveva già fatto il Tribunale del Riesame e della Cassazione ha respinto l’istanza presentata da Gianluigi Lebro e Cesarina Mitaritonna, legali del medico accusato degli omicidi della moglie Isabella Linsalata e della suocera Giulia Tateo. Gli avvocati avevano chiesto di sostituire la custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari e con il braccialetto elettronico da trascorrere o in via Bianconi a Bologna, dove Amato viveva con la famiglia, o in casa del fratello Massimo a Riccione. Alla richiesta si erano opposte la Procura e le parti civili. La Corte, con un provvedimento depositato il 4 luglio, ha respinto l’istanza, nella quale gli avvocati avevano posto l’accento sull’assenza, a loro dire, del pericolo di reiterazione del reato da parte di Amato. La corte dal canto suo ha respinto l’istanza motivando che a Giampaolo Amato manca “la piena capacità a disciplinarsi in ambito coercitivo” cosa necessaria “per la buona riuscita” del regime degli arresti domiciliari, anche “rafforzato con il braccialetto elettronico