Sul concetto di femminicidio "non bisogna generalizzare",  dice il questore di Bologna Antonio Sbordone, e il riferimento è al recente caso scoppiato a margine del processo, appena iniziato, che vede imputato l'oculista bolognese Giampaolo Amato, accusato del duplice omicidio della moglie, la ginecologa Isabella Linsalata, e della suocera Giulia Tateo. Amato si è sempre proclamato innocente mentre, per l'accusa, avrebbe ucciso le due donne con un duplice movente: quello economico, per l'eredità, e quello sentimentale, legato a una relazione extraconiugale.

Se il processo, per stessa ammissione della Procura, si annuncia 'molto difficile', e basato su elementi indiziari e aspetti medico-legali complessi, a fare discutere in questa prima fase è la posizione del presidente della Corte d'Assise, secondo il quale non si è trattato di femminicidi. Per questo è stata respinta la richiesta di parte civile dell'associazione Udi (Unione Donne Italiane), escludendo che questa vicenda abbia a che fare con la di violenza di genere. Il questore Sbordone si dice favorevole a una distinzione caso per caso: "Bisogna stare attenti alla definizione di femminicidio, anche quando si fanno i conteggi delle persone uccise emergono i femminicidi, che sono quelli che hanno come motivazione la prevaricazione dell'uomo sulla donna, e poi ci sono altri casi, non meno gravi ma che appunto sono un'altra cosa."

Ogni processo è diverso -dice Galeazzo Bignami, sottosegretario ai trasporti, che su questo argomento dà un parere non da politico ma da avvocato: "Sono consapevole che ogni processo ha la sua particolarità, per comprendere bene è sempre necessario attendere le sentenze. Una volta che arriverà, trarremo le conclusioni." 

La partita in ogni caso non è chiusa, perché l'Unione Donne Italiane potrebbe impugnare la decisione.