L'indagine della Guardia di Finanza di Bologna, che ha smascherato l'ennesima truffa legata al 'bonus facciate', è nata dalle segnalazioni di alcuni condòmini di un edificio in zona Murri, non solo arrabbiati perchè i lavori non cominciavano, ma anche insospettiti da quella che sembrava una complicità fra il loro amministratore di condominio e la società che avrebbe dovuto realizzare l'intervento. Sospetti fondati, visto che alla fine le Fiamme Gialle hanno denunciato sia l'amministratore che il legale rappresentante della ditta per truffa nei confronti dei condòmini, e non è escluso che entrambi debbano rispondere anche di tentata truffa ai danni dello Stato. Il professionista è un 50enne che abita nel Modenese ma che amministra condomini anche a Bologna, mentre l'azienda edile ha sede nel Ferrarese.Oltre a denunciare i due soggetti, i finanzieri hanno sequestrato 250.000 euro di crediti d’imposta fittizi nei confronti della società operante nel settore delle ristrutturazioni.

Le perplessità dei condomini sono nate perchè, dopo la stipula del contratto di appalto, che su un costo totale dei lavori di circa 350mila euro prevedeva l’applicazione del cosiddetto 'bonus facciate', con spesa a carico dello Stato per il 90% e per il rimanente 10% a carico dei proprietari degli appartamenti, questi ultimi nei mesi successivi hanno visto che i lavori non cominciavano. Dopo avere sollecitato senza successo l’amministratore, hanno saputo che i lavori sarebbero stati affidati in subappalto a una nuova società. Peccato che, secondo quanto hanno poi scoperto gli investigatori, questa era stata costituita appena una settimana prima dell’assemblea condominiale che aveva approvato il preventivo dell'intervento.

La Finanza specifica che, nello sviluppo della truffa, è stato cruciale il ruolo dell’amministratore di condominio, il quale avrebbe indotto in errore i condòmini, proponendo in modo univoco quell'azienda edile e favorendo l’approvazione del preventivo prodotto dalla società, pur consapevole della sua recente costituzione e della carenza di comprovata esperienza nel settore.  Inoltre, nonostante l’evidente inadempienza contrattuale della società appaltatrice che non ha avviato i lavori, lo stesso amministratore avrebbe disposto la cessione del credito d’imposta a favore della società subentrata, inserendolo nell’apposita piattaforma dell’Agenzia delle Entrate.

La tentata truffa ai danni dello Stato -spiegano ancora le Fiamme Gialle- è stata scongiurata grazie al sequestro dei crediti d’imposta, deciso dall’Autorità Giudiziaria per evitarne l’indebito utilizzo o la cessione a terzi.