Mercoledì 6 marzo comincia al tribunale di Bologna il processo che vede imputato il medico Giampaolo Amato per un duplice femminicidio: quello della moglie Isabella Linsalata e quello della suocera Giulia Tateo, decedute a distanza di poche settimane nell'autunno 2021. Per l'accusa, l'uomo avrebbe ucciso entrambe con un mix di farmaci, per motivi economici e per via di una relazione extraconiugale.Amato, che è in carcere dall'aprile dell'anno scorso dato che la richiesta di detenzione domiciliare è stata rigettata due volte, continua a dirsi innocente.

Nel processo, anche l'UDI (Unione donne italiane) di Bologna si costituirà parte civile contro il medico, per affermare il diritto delle donne di essere libere dalla violenza.

Intanto, c'è polemica per la decisione della Corte d'Asssise di vietare l'ingresso delle telecamere al processo che vede imputato Giampaolo Amato, perchè "non ricorre un interesse sociale di particolare rilevanza". Sull'argomento oggi è intervenuta la vicesindaca di Bologna, Emily Clancy: "Il nostro Comune pensa che ci sia altissima rilevanza sociale per quanto riguarda ogni femminicidio, anche se fare accedere o meno le telecamere in aula giudiziaria rimane prerogativa del magistrato secondo il codice di procedura penale". Clancy ha aggiunto che "il Comune sta valutando la costituzione di parte civile" al processo, come fatto già in altri casi, tra cui il recente processo per l'omicidio di Alessandra Matteuzzi.