Poche parole, all'uscita dell'udienza, da parte dell'avvocata Cesarina Mitaritonna, uno dei legali che difendono il medico bolognese Giampaolo Amato che oggi è stato rinviato a giudizio dalla Gup Nadia Buttelli. L'uomo, accusato dalla Procura e dai carabinieri dell'omicidio della moglie Isabella Linsalata e anche di quello della suocera Giulia Tateo , morte a distanza di poche settimane a ottobre 2021, andrà dunque a processo a partire dal prossimo 6 marzo. Molto conosciuto in città anche per essere stato il medico della Virtus, Amato secondo l’accusa (rappresentata dal procuratore aggiunto Morena Plazzi e dal pm Domenico Ambrosino, le avrebbe uccise somministrando a entrambe cocktail di farmaci letali. E avrebbe agito, scrivono i magistrati, per «motivi ereditari e per avere piena libertà nella relazione extraconiugale. Nella breve udienza, Amato ha rilasciato dichiarazioni spontanee proclamando ancora una volta la propria innocenza e dicendo che da 8 mesi (cioè da quando è in carcere) si sente privato di tutto.

Prima di lasciare il Tribunale, Amato, scortato dagli agenti di polizia penitenziaria ha abbracciato e baciato, così come aveva fatto al suo arrivo, alcuni parenti e amici che lo attendevano fuori dall'aula. Assistito dagli avvocati Mitaritonna e Gianlugi Lebro, ha chiesto una attenuazione della misura cautelare passando dal carcere ai domiciliari. Su questo la giudice si è riservata la decisione. Parti civili nel processo saranno la sorella di Isabella Linsalata e il fratello di Giulia Tateo, assistiti rispettivamente dagli avvocati Maurizio Merlini e Francesca Stortoni.