"L'anno scorso ho guadagnato 200mila euro puliti", e ancora: "Oggi non sono riuscito neanche a mangiare da quante telefonate ricevo dai clienti". Sono alcune delle frasi pronunciate da spacciatori e intercettate dai carabinieri di Bologna nella operazione antidroga chiamata 'Caserme Rosse'. Al centro: una organizzazione che, a quanto pare, gestiva una importante fetta dello spaccio di hascisc e di cocaina in città. Non nel centro storico, ma in periferia nelle zone San Donato, Barca, San Ruffillo e Corticella. Proprio qui, nell'area del parco delle ex caserme rosse, c'era il quartier generale della banda, che aveva l'abitudine di nascondere la droga proprio nei giardini e nelle aree verdi. Un altro 'covo' è stato scoperto in un boschetto a Trebbo di Reno. Sono 21 in tutto le persone indagate e per 11 sono scattate ordinanze di custodia cautelare in carcere. Oggi, con un blitz scattato all'alba che ha visto al lavoro anche i cani delle unità cinofile, in cinque sono stati arrestati, tre erano già detenuti e altri tre sono ancora ricercati.

Al vertice della organizzazione, composta interamente da cittadini marocchini residenti in Italia, c'era un 48enne che abita con la famiglia in zona San Donato, detto 'capo' o 'ciccio'. Sotto di lui, una serie di capizona, figure intermedie che distribuivano lo stupefacente agli spacciatori di strada, tutti con una sorta di portafoglio-clienti affezionati.

Nel video i dettagli dell'operazione