L'omicida oggi ha chiesto scusa per avere ucciso e bruciato la ex compagna: un pentimento forse un po' tardivo, che non ha evidentemente convinto i giudici. La Corte d'Assise d'appello di Bologna ha infatti confermato la condanna all'ergastolo per M'hamed Chamekh, il 43enne marocchino accusato di aver strangolato, nel 2019, la connazionale 32enne Atika Gharib, e di averne poi distrutto i resti appiccando il fuoco al casolare a Castello d'Argile, nel bolognese. Il corpo carbonizzato della donna, che abitava a Ferrara, fu trovato due giorni dopo l'omicidio, mentre Chamekh venne stato poi arrestato su un treno mentre tentava di fuggire in Francia. La Corte ha inoltre confermato le aggravanti della premeditazione e dei futili motivi a carico dell'imputato, che questa mattina ha reso delle dichiarazioni spontanee chiedendo perdono per quanto ha fatto. Confermati anche i risarcimenti alle parti civili, vale a dire i familiari della vittima e l'Udi (Unione donne italiane). Commentando la sentenza, le cui motivazioni saranno depositate nel giro di 60 giorni, il legale di Chamekh, ha annunciato l'intenzione di ricorrere in Cassazione, spiegando di voler mettere in risalto due punti che finora non sarebbero stati tenuti nella giusta considerazione dai giudici: il fatto che l'imputato soffra di una patologia psichiatrica (tanto da essere detenuto in una sezione speciale a Reggio Emilia) e l'insussistenza, a suo dire, dell'aggravante della premeditazione. Secondo la perizia psichiatrica che è stata svolta, la patologia di cui soffre Chamekh non avrebbe influito sul suo gesto, conclusione contestata dalla difesa che ha chiesto senza successo una nuova perizia.