Un cinquantenne italiano, residente con la famiglia in una casa popolare in zona Barca, periferia di Bologna, e con reddito dichiarato quasi inesistente. Era lui, secondo la polizia, al vertice di una organizzazione che gestiva in città un vasto traffico di stupefacenti, smantellato al termine di un’indagine coordinata dalla Dda con il sostituto procuratore Roberto Ceroni e condotta a partire dal 2019 dalla squadra mobile della Questura. Nelle prime ore del mattino gli agenti, con il supporto di un elicottero della polizia che ha sorvolato la città, hanno eseguito l’ordinanza del Gip di Bologna che ha disposto 43 misure, di cui 31 custodie cautelari in carcere, 3 arresti domiciliari e 9 obblighi di dimora, nei confronti di altrettanti indagati, 35 italiani e 8 albanesi. Sono accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata al traffico di droga aggravata dalla disponibilità di armi, detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti e riciclaggio. Sono stati sequestrati 7 kg di cocaina, 70 kg di marijuana, 10 kg di hascisc, oltre a 9 pistole, 6 delle quali provento di furti in abitazione e 3 clandestine. Il reato associativo viene contestato a nove persone: il ‘capobanda’, già con precedenti specifici, e i due suoi principali collaboratori, uno dei quali incensurato. Inoltre quattro cittadini albanesi, fornitori dello stupefacente, e due donne che, tra le altre cose, avrebbero messo a disposizioni locali e garage utilizzati per nascondere la droga e le armi. Tra gli indagati per riciclaggio ci sono un commerciante di preziosi e i gestori di una sala scommesse dell’hinterland: il primo tramite ‘finti’ acquisti di monili e orologi, i secondi attraverso le giocate, avrebbero ‘ripulito’ il denaro provento dai traffici di droga. Gli investigatori hanno individuato un vero e proprio ‘tesoro ‘ riconducibile ad alcuni esponenti della organizzazione. Oltre a circa 300mila euro sequestrati nel corso dell’indagine, altri 650mila sono stati trovati su conti corrente intestati a familiari o prestanome, ritenuti terminale dei proventi illeciti e anch’essi sequestrati ai fini della confisca. L’indagine ha preso il via da una precedente attività della stessa squadra Mobile, che aveva arrestato un gruppo di pregiudicati gravitanti in zona Barca, responsabili di rapine commesse nella seconda parte del 2019. Monitorando uno di questi soggetti è stato possibile risalire all’organizzazione con a capo il cinquantenne. “Sono 20 anni che faccio questa vita, metto in conto di passare qualche mese in galera” dice l’uomo a uno dei suoi collaboratori in una conversazione intercettata dalla polizia.